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Tra le macerie il consiglio della memoria finisce in “caciara”

Una “caciara”, come si direbbe in romanesco. Si potrebbe ridurre a questo il consiglio comunale di piazza Duomo di ieri sera. Un tendone che non bastava a contenere le centinaia di persone, forse migliaia, riunite davanti alla chiesa delle Anime sante per aspettare le 3 e 32, che volevano assistere ai lavori di giunta e consiglieri. Ma il dibattito è cominciato prima. Con il coro del pubblico che chiedeva di tenere il consiglio fuori dalla tensostruttura, poi aperta nelle paratie laterali dai Vigili del fuoco per questioni di sicurezza. Con le proteste di alcuni cittadini, indignati per i posti preassegnati, con i cartelli appesi al collo di alcuni manifestanti oppure tenuti alti sopra la testa, che chiedevano ragione delle scelte di questi mesi, della gente che ancora vive in hotel o in affitto e non vede prospettive per riavere la propria casa.

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Castelnuovo, la frazione sconvolta. Dopo il terremoto, il rischio bancarotta

Se Onna è la frazione più colpita dal terremoto in termini di vite umane, Castelnuovo è quella più devastata. Dopo essere entrati nella zona rossa si cammina tra le macerie fino alla fine del centro abitato. Il centro storico non tornerà mai quello di una volta, e in ogni caso, ci dice il sindaco Costantini, non prima di 20 anni.

Qui sono morte 5 persone. Poche se si pensa che il 90% degli edifici sono crollati. Castelnuovo era un paesino di seconde case, e il 6 aprile solo pochissime persone dormivano qui.

Castelnuovo, nel comune di San Pio delle Camere, si trova a 800 metri sul livello del mare. Spesso, la prima neve si vede già a fine agosto. Più di 150 persone vivono ancora in una tendopoli dove l’aria è molto tesa. Nessuno sa con precisione quando arriveranno le case di legno. Ma i segnali non sono buoni: il comune di San Pio delle Camere dovrà provvedere alle basi in cemento e a tutti gli oneri di urbanizzazione (strade, cartelli, allacci alla rete fognaria, elettrica e del gas), ma i soldi non ci sono.

Arriveranno. Ma nessuno sa quando. Né quanti saranno. Nel frattempo, il sindaco ha le mani legate. Oltre al freddo, San Pio teme anche la bancarotta.

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Obama è lontano. E Poggio Picenze ricomincia dal blues

Poggio Picenze macerie“Entro ottobre tutti fuori dalle tende”, il sindaco di Poggio Picenze Nicola Menna, è sicuro che i cittadini del paese a 15 km L’Aquila che hanno avuto la casa lesionata in maniera grave dal sisma di aprile avranno a disposizione un tetto, seppur provvisorio, prima dell’arrivo del freddo.

La notte tra il 5 e il 6 aprile morirono qui 5 persone, di cui tre macedoni. Nei giorni immediatamente successivi al terremoto tutta Italia conobbe Poggio Picenze, un paesino che conta poco più di 1000 abitanti. Michele Placido aveva raccontato in un cortometraggio la storia di Osmai, l’eroe che, con le sue mani, aveva estratto dalle macerie nove persone, ma che non riuscì a portare in salvo sua figlia Valbona.

Secondo il suo sindaco però, passato il clamore mediatico Poggio Picenze è stata dimenticata. Nemmeno i riflettori accesi sul G8 e sulle altre grandi manifestazioni di questi mesi hanno illuminato questo angolo d’Abruzzo:”E’ come se i nostri fossero morti di serie B – lamenta Menna – da noi non è arrivata nessuna delegazione, nessuna visita ufficiale. Non siamo stati invitati nemmeno a partecipare ai Giochi del Mediterraneo, come invece è stato fatto per altri comuni come Villa Sant’Angelo o Fossa”.

A tre mesi dal terremoto Poggio Picenze si sta però rialzando: il piano per la realizzazione delle case di legno, imposto dalla Protezione civile, è pronto e attende solo il vincitore della gara d’appalto. Sono partiti i lavori per la nuova scuola (il vecchio istituto Ignazio Silone ha subito gravissimi danni ed è da abbattere) un asilo nido, un ambulatorio pediatrico e un centro ricreativo.

All’ingresso del paese campeggiano gli striscioni di “Poggio Picenze blues”, il festival che da anni porta qui i maggiori interpreti del genere. Sono in allestimento il palco e il bar (in una casetta di legno): dal 13 al 16 luglio la gente uscirà dalle tende per tornare a vivere la sua piazza. Poggio Picenze riconquista, piano piano, la sua normalità, cominciando dalla musica.

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