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Romagna, gli schiavi si ribellano

Pubblicato da Matteo Marini per l’Espresso.

Si sono ribellati perché alternative non ce n’erano. Dopo tre mesi senza stipendio, costretti a mendicare dal datore di lavoro 50 euro per far fronte alle necessità spicciole di ogni giorno, hanno detto basta. Quattro hotel della costa romagnola sono finiti in prima pagina sui giornali locali dopo che i dipendenti hanno dato vita a scioperi, manifestazioni e presidi. Episodi che istituzioni e rappresentanti di categoria definiscono “isolati” e di grave danno di immagine per la Riviera, ma che in realtà sono la punta di un iceberg. Fatto di lavoro nero o grigio, spesso sottopagato, non solo negli hotel ma anche in ristoranti, stabilimenti balneari ed esercizi commerciali. Ingranaggi di un sistema che promette vacanze a prezzi irrisori a scapito però della qualità e dei diritti dei lavoratori.

L’hotel Mosè di Torre Pedrera (frazione nord del comune di Rimini) è solo l’ultimo esempio. A metà agosto una decina di dipendenti dell’albergo, tutti stranieri, si sono presentati negli uffici della Cgil di Rimini perché non avevano ricevuto un soldo di stipendio da giugno. Salari magri, quasi da fame: 800-1.000 euro al mese per lavorare 12 o anche 14 ore al giorno. Senza giorno di riposo, senza straordinari pagati né rimborso delle ferie non godute. Assieme alla Filcams e all’associazione Rumori sinistri di Rimini, gli stagionali hanno organizzato presidi con striscioni e megafono. Gli slogan urlati contro le vetrate a specchio dell’hotel però rimbalzavano e tornavano indietro. Le trattative portate avanti da segretario della Filcams, Mauro Rossi, sono andate in fumo il secondo giorno, dopo lo scaricabarile tra società di gestione e tour operator. La tensione ha schiacciato fino alle lacrime Serigne, senegalese tuttofare; Oleg, moldavo cameriere di sala; Mitka, 19 anni, studentessa e cameriera, e le altre cameriere romene ai piani, come Loredana e Michaela. Continua a leggere

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Ormando, il gay suicida in Vaticano

Il 13 gennaio del 1998 Alfredo Ormando, poeta omosessuale, si diede fuoco a piazza San Pietro. Morì dieci giorni più tardi, all’ospedale Sant’Eugenio, per le ustioni. Ormando protestava contro la Chiesa cattolica che “demonizza l’omosessualità”, come scrisse lui stesso. Da quel giorno, ogni 13 gennaio la comunità gay di Roma si ritrova di fronte alla basilica-simbolo della cristianità per gettare dei fiori verso il luogo dove avvenne il suicidio.

E’ accaduto anche stavolta. Rigorosamente all’esterno della piazza, i gay di Roma guardati a vista da Carabinieri e agenti del Vaticano. Un sit in breve, per alcuni anche troppo. Questa è la lettera che Alfredo Ormando scrisse pochi giorni prima di intraprendere l’ultimo viaggio della sua vita, quello verso Roma.

“Caro Adriano, quest’anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c’è nulla che riesca a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile.

Non sono riuscito a sottrarmi a quest’idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno far finta di vivere e progettare un futuro che non avrò; il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente.

Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.

Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia”.

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La dura vita di un immigrato a Roma

Dalla diffidenza all’aperta ostilità. Sempre più romani stanno cambiando atteggiamento nei confronti degli immigrati. Le aggressioni – verbali e fisiche – aumentano continuamente. Anche in una città che lo stereotipo vorrebbe accogliente e aperta. “Non è ancora un’emergenza, ma un trend negativo molto chiaro, in atto già da tempo”. A dirlo è uno dei massimi esperti di immigrazione nella capitale: il professor Francesco Pompeo, docente di antropologia sociale all’università di Roma Tre. Il professore collabora a rapporto annuale “Osservatorio romano sulle Migrazioni” promosso dalla Caritas.

Il problema più grande coinvolge i romeni, che in pochi anni sono diventati la comunità straniera più numerosa di tutta la provincia con 92.000 presenze (leggi i dati completi nel V° rapporto dell’Osservatorio). Un flusso recente che ancora dev’essere “digerito” dagli abitanti originari della città. “Da quando si è cominciato a battere sul tema della sicurezza – sostiene Pompeo – si è creato un clima di paura verso la nazionalità romena in generale”. Anche grazie ad alcuni fatti di cronaca, primo fra tutti l’omicidio di Giovanna Reggiani nell’ottobre 2007. Ma l’aggressività non si manifesta solo verso i romeni, le vittime sono anche cinesi, marocchini, ucraini, moldavi. Va un po’ meglio per filippini e sudamericani, i primi ad arrivare a Roma tra gli anni Ottanta e Novanta. Tuttavia neanche queste comunità sono immuni dal cambiamento di clima intorno agli stranieri.

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Il disastro di Eutelia-Agile raccontato dai dipendenti

Sono venuti da tutta Italia per manifestare e ottenere un incontro con la presidenza del Consiglio. I lavoratori del gruppo informatico Omega, provenienti dalle aziende Agile ed Eutelia, hanno sfilato a Roma da piazza dell’Esquilino fino a via del Corso, a due passi da Palazzo Chigi. Nel video, i dipendenti di questo gigante dell’information technology raccontano come si vive senza stipendio e danno la loro interpretazione della complicata vicenda che li coinvolge in prima persona.

LEGGI ANCHE: Aggrediti i dipendenti nella sede romana di Eutelia | Eutelia, la ricostruzione dei fatti (Pdci Tv) | Eutelia annuncia nuove casse integrazione. Il motivo? L’occupazione di alcune sue sedi

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Manifestazione Cgil. I lavoratori di Eutelia in testa al corteo

Cgil6Una casalinga di Rimini che vive con 450 euro al mese e mantiene un figlio precario. Un macedone di 22 anni, di nome Servet, ha perso il lavoro e deve chiedere, come suo fratello e sua cognata, i soldi al papà. Sono solo alcune delle testimonianze che stiamo raccogliendo dalla manifestazione della Cgil a Roma.

Con questo corteo, il sindacato vuole dire “no” alla politica economica del Governo e sostenere i diritti dei lavoratori. In testa al corteo, con uno striscione di denuncia, ci sono i lavoratori di Agile-Omega, ex Eutelia, aggrediti martedì scorso da una squadra di finti poliziotti capitanata dal dirigente Samuele Landi. In piazza c’è anche un pupazzo di gommapiuma che ha le fattezze del premier Silvio Berlusconi, si chiama “Mastro Gommapiuma” e l’autore è Pietro Perotti, collaboratore della “Melevisione”.

Pochissime bandiere di partiti politici, la grande maggioranza dei vessilli appartiene alla Cgil/Fiom.

Aziende in crisi in tutto il paese. Dal corteo, tanti uomini e donne ci hanno raccontato la loro difficile situazione Berlusconi gommapiumalavorativa. La Ica di Massa Carrara, azienda che produce cablaggi per elettrodomestici, ha messo in cassa integrazione tutte e 84 le lavoratrici. Tutti gli operai sotto contratto con il consorzio Scilla, che per conto di Impregilo realizza piloni per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, sono in cassa integrazione a 0 ore da novembre 2008. Da un anno ricevono uno stipendio di 800 euro ogni 3-4 mesi.

Non va meglio ai dipendenti della Alcoa, multinazionale con sede in Sardegna, che si sono arrampicati su una cisterna dell’acqua altra 60 metri. La convenzione con la Regione sta per scadere e, se non verrà rinnovata, l’azienda potrebbe presto aprire una procedura di licenziamento collettivo. “In Sardegna – ha detto Michele Carrus, segretario Fiom per la Sardegna – si sono già persi 30.000 posti di lavoro. E il numero è destinato ad aumentare”.

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Aggrediti i lavoratori di Eutelia. Il video-racconto di una giornata di follia

EuteliaSenza stipendio da mesi, un licenziamento alle porte e, adesso, anche un’aggressione alle prime luci dell’alba. Non c’è pace per gli ex lavoratori di Eutelia, ora confluiti nel gruppo Omega.

Gli impiegati, che da fine ottobre presidiano la sede di Eutelia sulla via Tiburtina a Roma, sono stati sorpresi pochi minuti dopo le 5 del mattino da un gruppo di sedicenti poliziotti. In realtà, la “squadraccia” (così la chiamano) era composta da 12 vigilantes privati, 3 dipendenti Eutelia e lo stesso Samuele Landi, dirigente dell’azienda. Hanno divelto le porte con piedi di porco, li hanno svegliati, gli hanno impedito di andare in bagno, hanno tentato di cacciarli dagli uffici nei quali dormono da settimane. I lavoratori hanno chiamato la Polizia che è intervenuta quasi subito.
Leggi chi è Samuele Landi
Eunics: il “mob” di capitan Uncino, da il manifesto del 12/07/2007


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Caso Cucchi, la cronistoria

Dopo le foto-choc esposte dalla famiglia, la misteriosa morte di Stefano Cucchi è diventata un caso nazionale. Sui giornali, nelle stanze della politica, perfino negli stadi: tutti chiedono chiarezza, accertamento delle responsabilità, giustizia. Tra tanto clamore (più che giustificato, anzi auspicabile), però, il rischio è quello di perdere il filo. Vi proponiamo una scheda riassuntiva. Ecco cos’è successo in ordine cronologico, dal momento del fermo alla terribile scoperta del cadavere straziato. Continua a leggere

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