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Castelnuovo, tutti nelle casette. Un anno dopo

Castelnuovo è una delle frazioni più devastate dal sisma di un anno fa. Qui morirono cinque persone. Quasi tutto il patrimonio edilizio è distrutto o seriamente danneggiato. Le case classificate con lettera “E” la grande maggioranza. I castelnovesi sono entrati nelle casette di legno appena una settimana fa, molti stanno entrando nei moduli abitativi proprio oggi, in concomitanza con le celebrazioni dell’anniversario del 6 aprile 2009.

Un ritardo che l’ex sindaco Gianni Costantini motiva così: “Abbiamo avuto difficoltà tecniche enormi, basti pensare che per far posto alle casette abbiamo dovuto sbancare un’intera collina”. Alcuni cittadini storcono il naso e pensano che qualcosa in più potesse essere fatto. Anticipare il denaro necessario, ad esempio, invece di restare fermi in attesa dei finanziamenti. “Gli altri comuni del cratere non navigano nell’oro, eppure hanno agito in maniera più rapida di noi. Perché?”. Continua a leggere

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Rosita Torre, la vedova dimenticata dallo Stato

Rosita Torre con il marito Emanuele Sidoni

Rosita Torre con il marito Emanuele Sidoni

Quella di Rosita Torre è una storia di promesse a vuoto e di burocrazia ottusa. Una storia che comincia con un terremoto, che le ha portato via il marito e due suoceri. Oggi, dopo quattro mesi, quel terremoto non scuote più la terra ma la dignità e la stabilità economica di una famiglia.

Rosita Torre è la vedova di Emanuele Sidoni, l’unico residente a Roma tra le 306 vittime del sisma del 6 aprile. Emanuele aveva 60 anni ed è morto insieme ai genitori Emidio e Maria Fina nella casa di Castelnuovo, nel comune di San Pio delle Camere, a quasi 30 chilometri dall’Aquila. Oggi la vedova e i suoi figli non hanno diritto a niente.
LEGGI ANCHE: Le rovine dimenticate di Castelnuovo (foto) | Castelnuovo: dopo il sisma, il rischio bancarotta (video)
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Le rovine dimenticate di Castelnuovo

La statale 17 fila via dritta, superata Onna, San Gregorio e Poggio Picenze, su un lungo rettifilo che taglia in due il “cratere” verso est. San Pio delle Camere è uno dei paesi più lontani dall’epicentro del sisma ma il 6 aprile la terra si è fatta sentire anche qui. Case fatte di grosse pietre e malta di limo. Quello estratto dalle “camere”, le grotte scavate per ricoverare il bestiame.

Le case sono vecchie, antiche, alcune costruite nel 1400. San Pio ha retto abbastanza bene alla scossa, costruito sulla pietra, a mezza costa sulla sinistra dominato dal castello recinto. La frazione di Castelnuovo invece, oltre alla conta dei danni, ha dovuto affrontare anche quella delle vittime.

Cinque i nomi della lista: Refik e Demal Hasani, Maria Fina Marrone, Emanuele ed Emidio Sidoni. Il vecchio borgo se ne sta accovacciato sopra una piccola altura a ridosso della statale, il lungo arco di centinatura approntato dai vigili del fuoco della toscana forma una specie di galleria: a metà la strada è sbarrata da una barriera costruita con assi di legno chiaro. Oltre quella l’inferno, il paese è devastato.

Più del 90 per cento delle case qui è distrutto o da abbattere. Un mare di macerie, onde di detriti sotto tetti precipitati al suolo, abitazioni antiche anche di secoli non hanno retto questa volta. I mattoni sono pochi, piuttosto pietre e maltina friabile come gesso: tutto in polvere. Cinque morti. “Potevano essere 200” dicono in paese, se fosse stata la settimana di pasqua ci sarebbero state molte più persone. Altrimenti sarebbe stata una seconda Onna, forse ancora più tragica della prima.

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Castelnuovo, la frazione sconvolta. Dopo il terremoto, il rischio bancarotta

Se Onna è la frazione più colpita dal terremoto in termini di vite umane, Castelnuovo è quella più devastata. Dopo essere entrati nella zona rossa si cammina tra le macerie fino alla fine del centro abitato. Il centro storico non tornerà mai quello di una volta, e in ogni caso, ci dice il sindaco Costantini, non prima di 20 anni.

Qui sono morte 5 persone. Poche se si pensa che il 90% degli edifici sono crollati. Castelnuovo era un paesino di seconde case, e il 6 aprile solo pochissime persone dormivano qui.

Castelnuovo, nel comune di San Pio delle Camere, si trova a 800 metri sul livello del mare. Spesso, la prima neve si vede già a fine agosto. Più di 150 persone vivono ancora in una tendopoli dove l’aria è molto tesa. Nessuno sa con precisione quando arriveranno le case di legno. Ma i segnali non sono buoni: il comune di San Pio delle Camere dovrà provvedere alle basi in cemento e a tutti gli oneri di urbanizzazione (strade, cartelli, allacci alla rete fognaria, elettrica e del gas), ma i soldi non ci sono.

Arriveranno. Ma nessuno sa quando. Né quanti saranno. Nel frattempo, il sindaco ha le mani legate. Oltre al freddo, San Pio teme anche la bancarotta.

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