Le fiaccole di Onna per i suoi caduti

I rintocchi della campana scandivano a uno a uno 40 nomi. Poi l’accensione di un cero, tenuto in mano dai famigliari di ogni vittima. Quasi una preghiera, cadenzata e infinita come la processione che poco dopo è partita per le vie del borgo devastato. Tra le macerie 14 tappe, una via crucis, ripetuta dopo quella del venerdì santo. Questa volta per ricordare chi è rimasto sepolto tra quelle travi spezzate e quelle pareti ridotte a poco più che polvere.
Onna ha ricordato così i suoi morti, un anno dopo: il 6 aprile alle 3 e 32. Fabio, 21 anni che faceva l’agricoltore assieme allo zio Gianni, e che sognava di entrare nella Forestale. Dora, detta la postina, una vita all’ufficio della piccola frazione. Berardino, detto il sindaco di Onna, per il suo impegno instancabile speso alla Pro loco. E poi Maria Paola e Domenico, Elisa, Stefania…. Continua a leggere
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Villa Sant’Angelo è pronta a ripartire. Qualcuno se n’è accorto?

Durante il G8, a luglio 2009, il sindaco di Villa Sant’Angelo aveva già pronto il piano per la “new town”. Un mese dopo gli operai avevano già posato le prime piattaforme dove sarebbero nate le case per gli sfollati di questo paesino, che ha pagato al sisma un prezzo altissimo: 17 morti e un centro storico da rifare.

Oggi, un anno dopo, le casette ci sono. E ci sono gia da un pezzo: “Il 24 ottobre abbiamo consegnato il primo lotto – dice il sindaco Pierluigi Biondi dal giardino della sua casetta in legno – il 5 dicembre eravamo tutti sistemati. Tutti e 230″. E gli altri? Sono tornati nella loro casa, classificata A o B, dove i lavori di ristrutturazione stanno per terminare. Dove possibile, sono stati ricreati gli stessi vicinati del vecchio paese. Insomma, a 20 chilometri da L’Aquila le promesse (“Tutti a casa prima di dicembre”) sono state rispettate in pieno. Per poco, poi, non veniva rispettata anche la prima promessa (“a settembre tutti fuori dalle tende”), poi rivelatasi troppo ottimistica e ritirata in fretta e furia dal Governo. Anche grazie a un po’ di flessibilità: “Per accelerare i tempi abbiamo anticipato i 14000 euro che avrebbe dovuto farci avere la Protezione Civile. Ora li stiamo riscuotendo pian piano”, spiega Biondi.

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Castelnuovo, tutti nelle casette. Un anno dopo

Castelnuovo è una delle frazioni più devastate dal sisma di un anno fa. Qui morirono cinque persone. Quasi tutto il patrimonio edilizio è distrutto o seriamente danneggiato. Le case classificate con lettera “E” la grande maggioranza. I castelnovesi sono entrati nelle casette di legno appena una settimana fa, molti stanno entrando nei moduli abitativi proprio oggi, in concomitanza con le celebrazioni dell’anniversario del 6 aprile 2009.

Un ritardo che l’ex sindaco Gianni Costantini motiva così: “Abbiamo avuto difficoltà tecniche enormi, basti pensare che per far posto alle casette abbiamo dovuto sbancare un’intera collina”. Alcuni cittadini storcono il naso e pensano che qualcosa in più potesse essere fatto. Anticipare il denaro necessario, ad esempio, invece di restare fermi in attesa dei finanziamenti. “Gli altri comuni del cratere non navigano nell’oro, eppure hanno agito in maniera più rapida di noi. Perché?”. Continua a leggere

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L’Aquila ricorda i suoi martiri

In silenzio li hanno ricordati tutti quanti, a uno a uno i loro nomi, 308, scanditi al microfono in una Piazza Duomo piena, fredda e umida, pungente come solo la notte abruzzese riesce a essere. Gli aquilani con la fiaccola in una mano e l’altra serrata in un pugno, oppure con le dita intrecciate ad amici, famigliari, stretti attorno al ricordo, ieri sera, dopo un anno dalla tragedia che ha cambiato le vite di tutti. Di quelli che a L’Aquila ci vivevano, perché ci erano nati.
Di quelli che erano qui per studiare, che hanno visto i loro compagni di università sparire sotto le macerie di un appartamento o di una stanza presa in affitto. C’erano i comitati. Quelli dei parenti delle vittime della casa dello studente, tenevano in alto i cartelli con le foto dei figli e dei fratelli, i sorrisi sereni sopra la folla, in basso il volto e lo sguardo persi nel vuoto di chi ancora non conosce il perché, ha chiesto e non ha avuto risposta. C’erano i comitati, quelli che si sono organizzati per dire che si poteva fare di più, in questo anno, che si poteva fare meglio. E c’erano i cittadini, senza etichetta e senza uno slogan. Uno solo, forse, “L’Aquila bella mé”,  il verso di una canzone popolare che davvero sembra poter unire tutti quanti, almeno per una notte. Continua a leggere

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Tra le macerie il consiglio della memoria finisce in “caciara”

Una “caciara”, come si direbbe in romanesco. Si potrebbe ridurre a questo il consiglio comunale di piazza Duomo di ieri sera. Un tendone che non bastava a contenere le centinaia di persone, forse migliaia, riunite davanti alla chiesa delle Anime sante per aspettare le 3 e 32, che volevano assistere ai lavori di giunta e consiglieri. Ma il dibattito è cominciato prima. Con il coro del pubblico che chiedeva di tenere il consiglio fuori dalla tensostruttura, poi aperta nelle paratie laterali dai Vigili del fuoco per questioni di sicurezza. Con le proteste di alcuni cittadini, indignati per i posti preassegnati, con i cartelli appesi al collo di alcuni manifestanti oppure tenuti alti sopra la testa, che chiedevano ragione delle scelte di questi mesi, della gente che ancora vive in hotel o in affitto e non vede prospettive per riavere la propria casa.

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Rapporto rifiuti: chi l’ha visto?

Che fine ha fatto il rapporto sui rifiuti 2009? La presentazione, annunciata da giorni a stampa e addetti ai lavori per il 30 marzo, è stata annullata quattro giorni prima, il 26, con un comunicato piuttosto sibillino:

“Recentemente, per le vie brevi, è stata data informazione agli operatori del settore che si sarebbe tenuta il 30 marzo la giornata di presentazione del Rapporto Rifiuti e delle Aree Urbane. A causa di sopraggiunti impegni istituzionali, si rende necessario posticipare l’evento ad altra data che sarà resa pubblica non appena possibile”.

Il comunicato è apparso sul sito dell’Ispra, l’istituto gestito dal ministero dell’Ambiente che si occupa di redigere il rapporto, i cui ricercatori sono reduci da diverse settimane di protesta sul tetto contro i tagli al personale.

Non si è capito né chi abbia chiesto il rinvio né, soprattutto, il perché. Fonti dell’Ispra ci dicono che, da parte dell’ente di ricerca, non c’era alcun interesse a spostare un evento che era già stato organizzato nel dettaglio. Del resto il rapporto è pronto. Il problema è che anziché nelle mani dei giornalisti e dei cittadini è ancora nell’hard disk del ministero e dei ricercatori. Sembra, quindi, che lo stop sia arrivato direttamente dagli uffici del ministero dell’Ambiente. Da qui sarebbe stato dettato il comunicato all’Ispra. Massimiliano Bottaro, uno dei portavoce dei precari dell’ente, spiega che “Il rinvio contribuisce a dare un’idea dell’Ispra totalmente sbagliata, quella di un ente che può essere ridimensionato senza problemi”.

Un rapporto che brucia. Il rapporto rifiuti è, da sempre, un testo piuttosto duro da digerire per politici e amministratori. Sia locali che nazionali.

Se le Arpa regionali forniscono tutte le informazioni, in queste pagine c’è tutto: quanti rifiuti si producono, quanti se ne differenziano, quanti ne finiscono in discarica, quanti se ne bruciano nell’inceneritore. Il rapporto che sarebbe dovuto uscire il 26 marzo, poi, è uno dei più delicati degli ultimi anni perché passerà al setaccio il 2008. Cioè l’anno in cui esplose l’ultima “emergenza rifiuti” campana. Secondo alcuni addetti ai lavori, il nuovo rapporto sarà impietoso anche nei confronti del Lazio: in nessuna regione europea finiscono così tanti rifiuti in discarica. Ma c’è chi scommette che anche la Sicilia – la regione del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – uscirà con le ossa rotte dal dossier. Soprattutto nella sezione dedicata alle percentuali di raccolta differenziata.

Ad oggi, dall’ufficio stampa del ministero fanno sapere di “aver fatto delle ricerche ma di non aver trovato nulla” che possa dare una risposta alla nostra domanda: il perché di questo rinvio.

I “sopraggiunti impegni istituzionali” del brevissimo comunicato fanno pensare alle elezioni regionali che si sono svolte il 28 e il 29 marzo. Ma perché la presentazione di un rapporto, peraltro già pronto da settimane, dovrebbe interferire con un’elezione? E anche se così fosse, la data delle regionali non era forse nota a tutti già da mesi?

C’è anche chi pensa che il Rapporto Rifiuti 2009 abbia ancora bisogno di qualche “aggiustatina” prima di poter finire nelle mani di tutti. Risulta anche che tra le sue pagine non ci sarà più la sezione dedicata al traffico illecito di rifiuti. Maldicenze? Può darsi. In fondo ci vorrebbe poco a spazzarle via, con una spiegazione limpida e sincera da parte del ministero dell’Ambiente.

Ora l’appuntamento è rinviato a fine aprile. Ancora non c’è un comunicato ufficiale e dall’Ispra qualcuno già ironizza: “A rinviare ancora si fa sempre a tempo”.

LEGGI ANCHE:
I nostri articoli sulla protesta dei ricercatori Ispra
Il rapporto rifiuti 2008 (dati 2007)

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Com’è il Messico visto dal finestrino di un taxi?

Com’è il Messico visto dal finestrino di un taxi? Bizzarro, popolare, a tratti sensuale. Squattrinato, ma mai disperato.

Oscar Fernando Gomez scatta fotografie dal suo taxi. Lui che non voleva fare né il tassista né il fotografo. Gli è capitato. Mentre ci racconta la sua storia, viene da chiedersi se non sia lui stesso un ritratto perfetto da catturare con l’obiettivo della sua macchina fotografica. “Dopo essermene andato di casa por cuestiones de vida (non ci spiega di più ndr), ho vissuto per qualche settimana in strada, mangiando gli avanzi che trovavo nei bidoni dell’immondizia. Poi mi sono trasferito a Monterrey da una zia, e le cose hanno iniziato a cambiare”.


Tutto è cominciato con il matrimonio di un vicino di casa: “Mi hanno chiesto di fargli le foto durante la celebrazione. Mi sono divertito e le foto non erano neanche tanto male, così ho continuato”. In giro per Monterrey. Senza macchina, fino a quando Oscar Fernando non decide di affittare un taxi. Per spostarsi da un matrimonio all’altro e tirar su un po’ di pesosscarrozzando gente in giro per la città.

Le cose si mettono bene. Oscar Fernando conosce una donna e insieme decidono di avere un figlio. È in questo momento che si forma un’altra coppia, ben più strana: taxi-fotografia: “Ho pensato che quando mio figlio sarebbe cresciuto avrebbe voluto vedere cosa faceva il papà per mantenerlo. La mia vita è tutta dentro quell’automobile”.

Le immagini scattate durante le corse in taxi hanno fatto il giro del mondo (con una certa sorpresa da parte dello stesso Oscar), fino ad arrivare in Spagna, dove sono state esposte alla mostra Fotoencuentros di Murcia. Secondo alcuni critici, dietro questi scatti c’è un talento straordinario. Il diretto interessato vola più basso: “Faccio tanti errori che un professionista non farebbe, mi capita di ripetere più volte lo stesso scatto perché magari ho sbagliato qualcosa. Quello che piace di più è che dietro ogni scatto c’è una storia. Che è anche la storia della mia vita”.

Nelle foto di Oscar Fernando Gomez non c’è alcun giudizio del Messico, nessuna volontà di veicolare un messaggio agli spettatori stranieri. Solo l’istinto di raccontare. In fondo “ogni paese ha gli stessi problemi, cambiano solo le facce, i vestiti e i nomi della gente”.

Gli chiediamo che sensazioni potrebbe provare un italiano di fronte alle sue fotografie. Ci risponde così: “Può darsi che chi vive in un paese ricco possa sorridere guardando tutte le stranezze che ho fotografato, però spero anche di stimolare una riflessione. Ognuno, guardando la povertà, il degrado ma anche le scene divertenti cui assisto dal mio taxi pensa: ‘Chissà se dalle mie parti c’è qualcosa di simile, o qualcosa di peggio?’”.

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