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Sesso: adolescenti confusi. Per colpa della tv

I ragazzi italiani sono, in materia di educazione al sesso, i più ignoranti d’Europa. I dati forniti dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia dimostrano che quasi il 65 per cento dei teenager del paese ha una conoscenza pressoché nebulosa della materia. La responsabilità di questa visione confusa sarebbe dei media, in particolare della televisione, alla quale più di 300 mila nostri adolescenti affidano la propria istruzione all’amore.

Un ragazzo su dieci in sostanza crede ciecamente nel modello sessuale proposto dalla tv. Secondo uno studio della rivista di riferimento dei pediatri statunitensi, Pediatrix, la visione di comportamenti troppo espliciti attraverso il piccolo schermo comporterebbe un abbassamento dell’età media del primo rapporto amoroso. Dallo studio Sigo emerge come il 61 per cento delle ragazze e il 39 per cento dei ragazzi italiani rimpiangano di aver fatto sesso troppo presto o in condizioni poco piacevoli. Una teenager su tre inoltre ha avuto il primo rapporto senza alcuna precauzione.

Il risultato? Aumento drammatico delle malattie sessualmente trasmesse (clamidia, sifililide, gonorrea e Aids), altissimi tassi di gravidanze interrotte e più di 10 mila nascite all’anno nelle teenager del paese.

Giovani italiani fanalino di coda europeo anche in fatto di contraccezione: il 27 per cento degli under 19 non li utilizza. Di questi la metà non se ne serve volontariamente, il 38 per cento non ne conosce l’utilizzo, mentre il 9 per cento li adopera in maniera errata.

Articolo e video di Giuseppe Ferrante

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Prescrizione non è assoluzione, protesta davanti alla sede Rai di viale Mazzini

Sono più di 200 mila coloro che hanno aderito al gruppo nato su facebook “La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini”.

Oggi alcuni di loro si sono dati appuntamento sotto il cavallo della Rai di viale Mazzini per ricordare, ancora una volta, al direttore del TG1 Augusto Minzolini, che il termine prescrizione non è il sinonimo di assoluzione. Ricorderete la vicenda nata dal caso Mills: durante il servizio del telegiornale di Rai1 era stata data la notizia della assoluzione dell’avvocato inglese, quindi innocente e non perseguibile per il reato di corruzione. Realtà ben diversa visto che il reato è stato prescritto.

Per tutta la mattina alcune decine di cittadini hanno srotolato uno striscione e hanno urlato slogan proprio verso le finestre di Minzolini.

Blitz anche a Milano, davanti alla sede regionale della Rai in corso Sempione, e a Londra, davanti alla sede della Bbc

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Omofobia Capitale: l’annus horribilis della comunità gay romana

Nel 2009 la comunità gay di Roma è stata presa di mira da una serie di attacchi omofobi. Quali sono le paure e le speranze di gay e lesbiche della capitale? Come reagiscono di fronte a una città che sembra volerli mettere all’angolo?  Nel video di Federico Formica e Pasquale Filippone parlano Dino, il ragazzo accoltellato fuori dal gay Village da “svastichella”, Fabrizio Marrazzo e Andrea Berardicurti, esponenti, rispettivamente, di Arcigay Roma e del Circolo Mario Mieli; Vladimir Luxuria, ex deputato e transgender, e Paola Concia, deputato Pd e autrice della proposta di legge anti-omofobia, poi affossata dalla Camera.

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Gli ultimi giorni del Casilino 900

Lo scorso 31 gennaio abbiamo pubblicato sul nuovo sito de “Il Carattere” l’inchiesta sul Casilino 900, il più grande campo rom che esiste in Italia. In questi giorni stanno procedendo con lo sgombero dell’insediamento. Noi ve lo abbiamo raccontato con video, gallerie fotografiche e mappe interattive. Ecco che cos’è il Casilino 900.

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Ispra, via le tende e giù dal tetto

Hanno smontato le tende, i gazebo, tolto gli striscioni, le stufe, le bombole del gas. I ricercatori dell’Ispra riprenderanno a fare il loro lavoro. A quasi due mesi dall’inzio della protesta sul tetto, hanno brindato e sono scesi. Ma ora la mobilitazione continuerà da terra, per fare in modo che l’accordo siglato dai sindacati col Ministero dell’Ambiente non si esaurisca ad un altro anno di contratto a termine.

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Tremano le Marche, un’altra scossa di magnitudo 4.1

Prosegue lo sciame sismico nelle Marche, dopo le scosse di questa mattina la terra è tornata a tremare, intorno alle 14.30 nei comuni di Falerone, Montappone e Monte Vidon Corrado. Secondo i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il sisma ha fatto registrare magnitudo 4.1.

E in mattinata erano state tre le scosse avvertite distintamente dalla popolazione, una alle 9.07 con magnitudo 2.9. L’epicentro è stato localizzato nei comuni di Sant’Angelo in Pontano, Loro Piceno (MC), Montappone e Falerone (AP). Poco dopo, alle 9.25 ne è stato registrato un altro, questa volta più forte: magnitudo 4.0 con identico epicentro. Alle 9.35 c’è stata una replica di magnitudo 2.6.

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La dura vita di un immigrato a Roma

Dalla diffidenza all’aperta ostilità. Sempre più romani stanno cambiando atteggiamento nei confronti degli immigrati. Le aggressioni – verbali e fisiche – aumentano continuamente. Anche in una città che lo stereotipo vorrebbe accogliente e aperta. “Non è ancora un’emergenza, ma un trend negativo molto chiaro, in atto già da tempo”. A dirlo è uno dei massimi esperti di immigrazione nella capitale: il professor Francesco Pompeo, docente di antropologia sociale all’università di Roma Tre. Il professore collabora a rapporto annuale “Osservatorio romano sulle Migrazioni” promosso dalla Caritas.

Il problema più grande coinvolge i romeni, che in pochi anni sono diventati la comunità straniera più numerosa di tutta la provincia con 92.000 presenze (leggi i dati completi nel V° rapporto dell’Osservatorio). Un flusso recente che ancora dev’essere “digerito” dagli abitanti originari della città. “Da quando si è cominciato a battere sul tema della sicurezza – sostiene Pompeo – si è creato un clima di paura verso la nazionalità romena in generale”. Anche grazie ad alcuni fatti di cronaca, primo fra tutti l’omicidio di Giovanna Reggiani nell’ottobre 2007. Ma l’aggressività non si manifesta solo verso i romeni, le vittime sono anche cinesi, marocchini, ucraini, moldavi. Va un po’ meglio per filippini e sudamericani, i primi ad arrivare a Roma tra gli anni Ottanta e Novanta. Tuttavia neanche queste comunità sono immuni dal cambiamento di clima intorno agli stranieri.

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