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Prescrizione non è assoluzione, protesta davanti alla sede Rai di viale Mazzini

Sono più di 200 mila coloro che hanno aderito al gruppo nato su facebook “La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini”.

Oggi alcuni di loro si sono dati appuntamento sotto il cavallo della Rai di viale Mazzini per ricordare, ancora una volta, al direttore del TG1 Augusto Minzolini, che il termine prescrizione non è il sinonimo di assoluzione. Ricorderete la vicenda nata dal caso Mills: durante il servizio del telegiornale di Rai1 era stata data la notizia della assoluzione dell’avvocato inglese, quindi innocente e non perseguibile per il reato di corruzione. Realtà ben diversa visto che il reato è stato prescritto.

Per tutta la mattina alcune decine di cittadini hanno srotolato uno striscione e hanno urlato slogan proprio verso le finestre di Minzolini.

Blitz anche a Milano, davanti alla sede regionale della Rai in corso Sempione, e a Londra, davanti alla sede della Bbc

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Il nostro debito verso il popolo aquilano

Noi ce la ricordiamo bene. Come mezzo centro Italia, quella mattina del 6 aprile 2009, alle 3 e 32. Facile ipotizzare dove si può essere un lunedì mattina a quell’ora. A letto. A dormire. Ma come per il resto del Centro Italia il momento l’abbiamo impresso a fuoco nella memoria.

Il Carattere il 6 aprile 2009 è partito da Roma sulla A24 verso L’Aquila, per quello che ognuno che faccia il nostro mestiere, sente l’impulso, il dovere, la missione di fare. Raccontare. Così come Giustino Parisse, cinque giorni dopo il sisma, ha ricominciato a battere sui tasti della propria esistenza per raccontare quella dei suoi compagni nella sfortuna e nel dolore, vite spezzate e martoriate come la sua. Raccontare, per un giornalista, è fondamentale.
In questi mesi, con i nostri mezzi e con la nostra buona volontà, abbiamo cercato di spiegare un pezzo di questo film che va avanti.

Dobbiamo molto al popolo aquilano.

Perché il nostro mestiere è la somma di un talento, un impegno e di una risposta. Il talento dell’impulso: di descrivere, capire, riferire. L’impegno di farlo al meglio e, soprattutto, con onestà. E la risposta che si dà di fronte a chi non ti chiede denaro o favori ma solo di fare bene il tuo lavoro per far capire a tutti cosa sta succedendo. Non per cambiare il mondo, non per forza, ma almeno per illuminarne un pezzo e rendere gli eventuali errori una lezione per il futuro.

Dobbiamo molto al popolo aquilano perché, coscienti del valore che questa professione rappresenta, abbiamo trovato in mezzo a loro il senso vero del nostro agire, del perché eravamo lì e di che cosa ci si aspettava da noi.
Insieme, in queste pagine o in altre sedi, abbiamo fatto la cronaca di un’emergenza, poche ore dopo il sisma. Abbiamo cercato le storie di tutti, centinaia di morti: 308. Abbiamo raccontato quelle di decine di migliaia di “vivi”, spesso rimasti soli in mezzo a una moltitudine, a fissare ciò che è rimasto dopo la devastazione fisica delle proprie case, del proprio lavoro. A fissare il caos, la disgregazione di un ordine, la fine di un’esistenza.

Abbiamo usato la nostra voce per darla a chi, alle 3 e 32 del 6 aprile, ha cercato di usarla in mezzo al frastuono delle assi che si spezzano, dei pavimenti che ti abbandonano al vuoto, dei muri che si disfano come burro, di un tetto che diventa il tuo assassino. A chi aveva gridato prima e non è stato ascoltato. A chi ha continuato a farlo dopo, con ostinazione.

Sappiamo che chi, quella mattina del 6 aprile, ha riso, al sicuro, non rappresenta che un meschino dettaglio di una realtà ben più articolata e, nel complesso, migliore. Ma sappiamo anche che quel dettaglio non è il solo e tanti altri hanno riso nel proprio letto. Sotto le loro coperte lavate e lenzuola non sporcate dalla polvere e dal cemento. Pensando all’affare mentre altri letti venivano violentati, mentre altre voci, urla di dolore venivano soffocate.
Vogliamo, con queste poche righe, offrire la nostra sincera solidarietà alla gente d’Abruzzo che, dopo dieci mesi e tanti altri a venire di inferno e precarietà, si sentono ancora una volta seppelliti dalle macerie di un degrado morale del quale, nonostante tutto, molti stentano ancora a stupirsi.

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Tremano le Marche, un’altra scossa di magnitudo 4.1

Prosegue lo sciame sismico nelle Marche, dopo le scosse di questa mattina la terra è tornata a tremare, intorno alle 14.30 nei comuni di Falerone, Montappone e Monte Vidon Corrado. Secondo i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il sisma ha fatto registrare magnitudo 4.1.

E in mattinata erano state tre le scosse avvertite distintamente dalla popolazione, una alle 9.07 con magnitudo 2.9. L’epicentro è stato localizzato nei comuni di Sant’Angelo in Pontano, Loro Piceno (MC), Montappone e Falerone (AP). Poco dopo, alle 9.25 ne è stato registrato un altro, questa volta più forte: magnitudo 4.0 con identico epicentro. Alle 9.35 c’è stata una replica di magnitudo 2.6.

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Alcoa, accordo raggiunto

h. 19,00 L’accordo è stato raggiunto e la manifestazione si è conclusa. L’azienda ha deciso di ritirare la cassa integrazione.

Alle ore 18,30 i manifestanti si dovrebbero spostare verso Civitavecchia dove li attende una nave per riportarli in Sardegna.

 

h. 17,45 I lavoratori non lasciano la piazza. Continuano a tamburellare a terra con i caschi al grido di “energia, energia”.

h. 17,30 I lavoratori si trovano ancora a Piazza Barberini. Secondo quanto trapela dal Ministero dello Sviluppo Economico, la direzione dell’Alcoa ha acconsentito alla sospensione della procedura di cassa integrazione per alcuni giorni. In questo modo il Governo avrà il tempo di trovare un accordo per le nuove tariffe energetiche agevolate.


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Alcoa, tensione durante il corteo

Momenti di tensione fra operai e forze dell’ordine durante la manifestazione dei lavoratori dell’Alcoa a Roma. Lo riferiscono i partecipanti. Un tentativo di deviazione dal percorso autorizzato, davanti all’ambasciata americana, ha causato il duro faccia a faccia fra manifestanti e agenti della pubblica sicurezza che, già schierati, hanno bloccato la strada.

Un lavoratore sarebbe stato colto da malore dopo aver preso un colpo nel faccia a faccia con la polizia. L’operaio è stato costretto a ricorrere alla cure mediche e, secondo quanto riferito dai manifestanti, l’autoambulanza è arrivata dopo circa 38 minuti di attesa da piazza Barberini. A quanto affermano i manifestanti, che hanno accolto l’ambulanza con un «vergogna», il «lavoratore ferito ha perso i sensi due volte». Continua a leggere

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Alcoa, la protesta degli operai sbarca a Roma

Sono a Roma i lavoratori dell’Alcoa di Portovesme nel Sulcis Iglesiente. Sono partiti nella notte da Olbia per rivendicare l’accordo sulle tariffe energetiche agevolate ed evitare la chiusura dello stabilimento. Chiedono al governo che sia parte attiva con Enel, E.On e Unione europea per concedere la tariffazione agevolata.

Per oggi è in programma un vertice tra Governo, Regione e sindaci dei territori per trovare una via d’uscita. Contemporaneamente i lavoratori (della sede sarda e di quella veneta) manifestano insieme alle loro famiglie per chiedere all’esecutivo di scongiurare la chiusura degli stabilimenti. Sono partiti in corteo da piazza della Repubblica per raggiungere il ministero dello Sviluppo Economico di via Molise. C’è anche una delegazione di lavoratori di Eutelia che ha voluto portare agli operai di Alcoa il proprio sostegno. Nel pomeriggio saranno proprio i precari del gruppo Omega, in sciopero generale, a manifestare davanti a Palazzo Chigi. Continua a leggere

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Manifestazione Cgil. I lavoratori di Eutelia in testa al corteo

Cgil6Una casalinga di Rimini che vive con 450 euro al mese e mantiene un figlio precario. Un macedone di 22 anni, di nome Servet, ha perso il lavoro e deve chiedere, come suo fratello e sua cognata, i soldi al papà. Sono solo alcune delle testimonianze che stiamo raccogliendo dalla manifestazione della Cgil a Roma.

Con questo corteo, il sindacato vuole dire “no” alla politica economica del Governo e sostenere i diritti dei lavoratori. In testa al corteo, con uno striscione di denuncia, ci sono i lavoratori di Agile-Omega, ex Eutelia, aggrediti martedì scorso da una squadra di finti poliziotti capitanata dal dirigente Samuele Landi. In piazza c’è anche un pupazzo di gommapiuma che ha le fattezze del premier Silvio Berlusconi, si chiama “Mastro Gommapiuma” e l’autore è Pietro Perotti, collaboratore della “Melevisione”.

Pochissime bandiere di partiti politici, la grande maggioranza dei vessilli appartiene alla Cgil/Fiom.

Aziende in crisi in tutto il paese. Dal corteo, tanti uomini e donne ci hanno raccontato la loro difficile situazione Berlusconi gommapiumalavorativa. La Ica di Massa Carrara, azienda che produce cablaggi per elettrodomestici, ha messo in cassa integrazione tutte e 84 le lavoratrici. Tutti gli operai sotto contratto con il consorzio Scilla, che per conto di Impregilo realizza piloni per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, sono in cassa integrazione a 0 ore da novembre 2008. Da un anno ricevono uno stipendio di 800 euro ogni 3-4 mesi.

Non va meglio ai dipendenti della Alcoa, multinazionale con sede in Sardegna, che si sono arrampicati su una cisterna dell’acqua altra 60 metri. La convenzione con la Regione sta per scadere e, se non verrà rinnovata, l’azienda potrebbe presto aprire una procedura di licenziamento collettivo. “In Sardegna – ha detto Michele Carrus, segretario Fiom per la Sardegna – si sono già persi 30.000 posti di lavoro. E il numero è destinato ad aumentare”.

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