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Galassia microcredito

Articolo pubblicato per il sito de l’Espresso

Amina ha comprato due biglietti aerei dal Marocco all’Italia ai suoi due figli. Sola andata. Così ha trasformato in realtà il sogno del ricongiungimento familiare. Rosanna sta aprendo un negozio di prodotti biologici a Gioia Tauro. Per necessità: il marito, che lavorava nel porto calabrese, è stato licenziato e ci sono tre figli da mantenere. I nomi sono di fantasia, le storie sono autentiche. Amina e Rosanna si sono rivolte al microcredito perché appartengono al popolo dei “non bancabili”: non offrono abbastanza garanzie per ottenere prestiti da una banca tradizionale.

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Villa Sant’Angelo è pronta a ripartire. Qualcuno se n’è accorto?

Durante il G8, a luglio 2009, il sindaco di Villa Sant’Angelo aveva già pronto il piano per la “new town”. Un mese dopo gli operai avevano già posato le prime piattaforme dove sarebbero nate le case per gli sfollati di questo paesino, che ha pagato al sisma un prezzo altissimo: 17 morti e un centro storico da rifare.

Oggi, un anno dopo, le casette ci sono. E ci sono gia da un pezzo: “Il 24 ottobre abbiamo consegnato il primo lotto – dice il sindaco Pierluigi Biondi dal giardino della sua casetta in legno – il 5 dicembre eravamo tutti sistemati. Tutti e 230″. E gli altri? Sono tornati nella loro casa, classificata A o B, dove i lavori di ristrutturazione stanno per terminare. Dove possibile, sono stati ricreati gli stessi vicinati del vecchio paese. Insomma, a 20 chilometri da L’Aquila le promesse (“Tutti a casa prima di dicembre”) sono state rispettate in pieno. Per poco, poi, non veniva rispettata anche la prima promessa (“a settembre tutti fuori dalle tende”), poi rivelatasi troppo ottimistica e ritirata in fretta e furia dal Governo. Anche grazie a un po’ di flessibilità: “Per accelerare i tempi abbiamo anticipato i 14000 euro che avrebbe dovuto farci avere la Protezione Civile. Ora li stiamo riscuotendo pian piano”, spiega Biondi.

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Castelnuovo, tutti nelle casette. Un anno dopo

Castelnuovo è una delle frazioni più devastate dal sisma di un anno fa. Qui morirono cinque persone. Quasi tutto il patrimonio edilizio è distrutto o seriamente danneggiato. Le case classificate con lettera “E” la grande maggioranza. I castelnovesi sono entrati nelle casette di legno appena una settimana fa, molti stanno entrando nei moduli abitativi proprio oggi, in concomitanza con le celebrazioni dell’anniversario del 6 aprile 2009.

Un ritardo che l’ex sindaco Gianni Costantini motiva così: “Abbiamo avuto difficoltà tecniche enormi, basti pensare che per far posto alle casette abbiamo dovuto sbancare un’intera collina”. Alcuni cittadini storcono il naso e pensano che qualcosa in più potesse essere fatto. Anticipare il denaro necessario, ad esempio, invece di restare fermi in attesa dei finanziamenti. “Gli altri comuni del cratere non navigano nell’oro, eppure hanno agito in maniera più rapida di noi. Perché?”. Continua a leggere

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Rapporto rifiuti: chi l’ha visto?

Che fine ha fatto il rapporto sui rifiuti 2009? La presentazione, annunciata da giorni a stampa e addetti ai lavori per il 30 marzo, è stata annullata quattro giorni prima, il 26, con un comunicato piuttosto sibillino:

“Recentemente, per le vie brevi, è stata data informazione agli operatori del settore che si sarebbe tenuta il 30 marzo la giornata di presentazione del Rapporto Rifiuti e delle Aree Urbane. A causa di sopraggiunti impegni istituzionali, si rende necessario posticipare l’evento ad altra data che sarà resa pubblica non appena possibile”.

Il comunicato è apparso sul sito dell’Ispra, l’istituto gestito dal ministero dell’Ambiente che si occupa di redigere il rapporto, i cui ricercatori sono reduci da diverse settimane di protesta sul tetto contro i tagli al personale.

Non si è capito né chi abbia chiesto il rinvio né, soprattutto, il perché. Fonti dell’Ispra ci dicono che, da parte dell’ente di ricerca, non c’era alcun interesse a spostare un evento che era già stato organizzato nel dettaglio. Del resto il rapporto è pronto. Il problema è che anziché nelle mani dei giornalisti e dei cittadini è ancora nell’hard disk del ministero e dei ricercatori. Sembra, quindi, che lo stop sia arrivato direttamente dagli uffici del ministero dell’Ambiente. Da qui sarebbe stato dettato il comunicato all’Ispra. Massimiliano Bottaro, uno dei portavoce dei precari dell’ente, spiega che “Il rinvio contribuisce a dare un’idea dell’Ispra totalmente sbagliata, quella di un ente che può essere ridimensionato senza problemi”.

Un rapporto che brucia. Il rapporto rifiuti è, da sempre, un testo piuttosto duro da digerire per politici e amministratori. Sia locali che nazionali.

Se le Arpa regionali forniscono tutte le informazioni, in queste pagine c’è tutto: quanti rifiuti si producono, quanti se ne differenziano, quanti ne finiscono in discarica, quanti se ne bruciano nell’inceneritore. Il rapporto che sarebbe dovuto uscire il 26 marzo, poi, è uno dei più delicati degli ultimi anni perché passerà al setaccio il 2008. Cioè l’anno in cui esplose l’ultima “emergenza rifiuti” campana. Secondo alcuni addetti ai lavori, il nuovo rapporto sarà impietoso anche nei confronti del Lazio: in nessuna regione europea finiscono così tanti rifiuti in discarica. Ma c’è chi scommette che anche la Sicilia – la regione del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – uscirà con le ossa rotte dal dossier. Soprattutto nella sezione dedicata alle percentuali di raccolta differenziata.

Ad oggi, dall’ufficio stampa del ministero fanno sapere di “aver fatto delle ricerche ma di non aver trovato nulla” che possa dare una risposta alla nostra domanda: il perché di questo rinvio.

I “sopraggiunti impegni istituzionali” del brevissimo comunicato fanno pensare alle elezioni regionali che si sono svolte il 28 e il 29 marzo. Ma perché la presentazione di un rapporto, peraltro già pronto da settimane, dovrebbe interferire con un’elezione? E anche se così fosse, la data delle regionali non era forse nota a tutti già da mesi?

C’è anche chi pensa che il Rapporto Rifiuti 2009 abbia ancora bisogno di qualche “aggiustatina” prima di poter finire nelle mani di tutti. Risulta anche che tra le sue pagine non ci sarà più la sezione dedicata al traffico illecito di rifiuti. Maldicenze? Può darsi. In fondo ci vorrebbe poco a spazzarle via, con una spiegazione limpida e sincera da parte del ministero dell’Ambiente.

Ora l’appuntamento è rinviato a fine aprile. Ancora non c’è un comunicato ufficiale e dall’Ispra qualcuno già ironizza: “A rinviare ancora si fa sempre a tempo”.

LEGGI ANCHE:
I nostri articoli sulla protesta dei ricercatori Ispra
Il rapporto rifiuti 2008 (dati 2007)

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Com’è il Messico visto dal finestrino di un taxi?

Com’è il Messico visto dal finestrino di un taxi? Bizzarro, popolare, a tratti sensuale. Squattrinato, ma mai disperato.

Oscar Fernando Gomez scatta fotografie dal suo taxi. Lui che non voleva fare né il tassista né il fotografo. Gli è capitato. Mentre ci racconta la sua storia, viene da chiedersi se non sia lui stesso un ritratto perfetto da catturare con l’obiettivo della sua macchina fotografica. “Dopo essermene andato di casa por cuestiones de vida (non ci spiega di più ndr), ho vissuto per qualche settimana in strada, mangiando gli avanzi che trovavo nei bidoni dell’immondizia. Poi mi sono trasferito a Monterrey da una zia, e le cose hanno iniziato a cambiare”.


Tutto è cominciato con il matrimonio di un vicino di casa: “Mi hanno chiesto di fargli le foto durante la celebrazione. Mi sono divertito e le foto non erano neanche tanto male, così ho continuato”. In giro per Monterrey. Senza macchina, fino a quando Oscar Fernando non decide di affittare un taxi. Per spostarsi da un matrimonio all’altro e tirar su un po’ di pesosscarrozzando gente in giro per la città.

Le cose si mettono bene. Oscar Fernando conosce una donna e insieme decidono di avere un figlio. È in questo momento che si forma un’altra coppia, ben più strana: taxi-fotografia: “Ho pensato che quando mio figlio sarebbe cresciuto avrebbe voluto vedere cosa faceva il papà per mantenerlo. La mia vita è tutta dentro quell’automobile”.

Le immagini scattate durante le corse in taxi hanno fatto il giro del mondo (con una certa sorpresa da parte dello stesso Oscar), fino ad arrivare in Spagna, dove sono state esposte alla mostra Fotoencuentros di Murcia. Secondo alcuni critici, dietro questi scatti c’è un talento straordinario. Il diretto interessato vola più basso: “Faccio tanti errori che un professionista non farebbe, mi capita di ripetere più volte lo stesso scatto perché magari ho sbagliato qualcosa. Quello che piace di più è che dietro ogni scatto c’è una storia. Che è anche la storia della mia vita”.

Nelle foto di Oscar Fernando Gomez non c’è alcun giudizio del Messico, nessuna volontà di veicolare un messaggio agli spettatori stranieri. Solo l’istinto di raccontare. In fondo “ogni paese ha gli stessi problemi, cambiano solo le facce, i vestiti e i nomi della gente”.

Gli chiediamo che sensazioni potrebbe provare un italiano di fronte alle sue fotografie. Ci risponde così: “Può darsi che chi vive in un paese ricco possa sorridere guardando tutte le stranezze che ho fotografato, però spero anche di stimolare una riflessione. Ognuno, guardando la povertà, il degrado ma anche le scene divertenti cui assisto dal mio taxi pensa: ‘Chissà se dalle mie parti c’è qualcosa di simile, o qualcosa di peggio?’”.

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Ormando, il gay suicida in Vaticano

Il 13 gennaio del 1998 Alfredo Ormando, poeta omosessuale, si diede fuoco a piazza San Pietro. Morì dieci giorni più tardi, all’ospedale Sant’Eugenio, per le ustioni. Ormando protestava contro la Chiesa cattolica che “demonizza l’omosessualità”, come scrisse lui stesso. Da quel giorno, ogni 13 gennaio la comunità gay di Roma si ritrova di fronte alla basilica-simbolo della cristianità per gettare dei fiori verso il luogo dove avvenne il suicidio.

E’ accaduto anche stavolta. Rigorosamente all’esterno della piazza, i gay di Roma guardati a vista da Carabinieri e agenti del Vaticano. Un sit in breve, per alcuni anche troppo. Questa è la lettera che Alfredo Ormando scrisse pochi giorni prima di intraprendere l’ultimo viaggio della sua vita, quello verso Roma.

“Caro Adriano, quest’anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c’è nulla che riesca a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile.

Non sono riuscito a sottrarmi a quest’idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno far finta di vivere e progettare un futuro che non avrò; il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente.

Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.

Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia”.

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Niente Natale per i ricercatori Ispra. “Cosa c’è da festeggiare?”

“Niente pranzo di Natale, niente regali, abbiamo poco da festeggiare”. Per i ricercatori dell’Ispra, l’istituto per la protezione e ricerca ambientale, il 25 dicembre corrisponde con il giorno numero trentadue sul tetto della sede romana di via Casalotti.

I ricercatori protestano contro i tagli al loro istituto, che dovrebbe rappresentare l’avanguardia italiana della lotta al riscaldamento globale. Già 250 persone sono state licenziate durante la prima metà dell’anno e altri 200 andranno a casa a partire dal 1 gennaio 2010. “Il tempo continua a passare e dal ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, sono arrivate finora solo dichiarazioni d’intenti. Adesso è l’ora di passare ai fatti”, dice Massimiliano Bottaro, lavoratore Ispra.
LEGGI ANCHE L’albero di Natale precario dei ricercatori Ispra | La protesta in diretta: webcam dal tetto dell’Ispra Continua a leggere

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