Tra le macerie il consiglio della memoria finisce in “caciara”

Una “caciara”, come si direbbe in romanesco. Si potrebbe ridurre a questo il consiglio comunale di piazza Duomo di ieri sera. Un tendone che non bastava a contenere le centinaia di persone, forse migliaia, riunite davanti alla chiesa delle Anime sante per aspettare le 3 e 32, che volevano assistere ai lavori di giunta e consiglieri. Ma il dibattito è cominciato prima. Con il coro del pubblico che chiedeva di tenere il consiglio fuori dalla tensostruttura, poi aperta nelle paratie laterali dai Vigili del fuoco per questioni di sicurezza. Con le proteste di alcuni cittadini, indignati per i posti preassegnati, con i cartelli appesi al collo di alcuni manifestanti oppure tenuti alti sopra la testa, che chiedevano ragione delle scelte di questi mesi, della gente che ancora vive in hotel o in affitto e non vede prospettive per riavere la propria casa.

Si arriva quasi alle mani, quando un membro del comitato “L’Aquila una città che doveva essere salvata” alza la voce per dare degli incapaci agli amministratori. A muso duro interviene il consigliere Attilio Bernardi, per intimargli di stare zitto. Volano insulti e spinte. Poi arrivano la Polverini, Alemanno e Chiodi, assieme al neopresidente della Provincia de L’Aquila Del Corvo. Per diversi minuti bloccano l’inizio dei lavori con passerella e interviste, assediati dalle telecamere.

Il silenzio è riservato solamente a un minuto, in ricordo delle vittime, quando tutti ritornano al vero motivo per cui si è lì. Ma dura un minuto, appunto. Poi comincia il Consiglio e la “caciara” riprende.

Coperti di fischi i messaggi di saluto e cordoglio del presidente del Senato Schifani, del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Anche il messaggio di Napolitano viene contestato più volte quando elogia l’operato della Protezione civile. Si leva un “buffone!” diretto al senatore Lombardi, che risponde con un “Non fateci vergognare di voi”. A quel punto è il caos. I pochi applausi sono riservati solo ai volontari e ai Vigili del fuoco, per tutti gli unici veri eroi mai messi in discussione. La breve seduta è conclusa dall’intervento del sindaco Massimo Cialente. Che cerca parole di speranza, anche lui coperto dai fischi, dagli insulti come “Dov’eri?” e dall’esasperazione di chi una speranza proprio non la vede. I lavori del Consiglio sono stati brevi, un episodio malriuscito all’interno di un programma di commemorazioni che di solito offrono il silenzio come forma più alta di omaggio. Ma sono stati il paradigma della confusione e della divisione che ancora esiste, e si vede. Mentre fuori, tra i cittadini che chiedono spiegazioni, milioni di tonnellate di macerie da raccogliere e smaltire, una città da riprogettare e un centro storico che deve risorgere (pena la sua morte), di lavoro da fare ce n’è tanto.

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