L’Aquila ricorda i suoi martiri

In silenzio li hanno ricordati tutti quanti, a uno a uno i loro nomi, 308, scanditi al microfono in una Piazza Duomo piena, fredda e umida, pungente come solo la notte abruzzese riesce a essere. Gli aquilani con la fiaccola in una mano e l’altra serrata in un pugno, oppure con le dita intrecciate ad amici, famigliari, stretti attorno al ricordo, ieri sera, dopo un anno dalla tragedia che ha cambiato le vite di tutti. Di quelli che a L’Aquila ci vivevano, perché ci erano nati.
Di quelli che erano qui per studiare, che hanno visto i loro compagni di università sparire sotto le macerie di un appartamento o di una stanza presa in affitto. C’erano i comitati. Quelli dei parenti delle vittime della casa dello studente, tenevano in alto i cartelli con le foto dei figli e dei fratelli, i sorrisi sereni sopra la folla, in basso il volto e lo sguardo persi nel vuoto di chi ancora non conosce il perché, ha chiesto e non ha avuto risposta. C’erano i comitati, quelli che si sono organizzati per dire che si poteva fare di più, in questo anno, che si poteva fare meglio. E c’erano i cittadini, senza etichetta e senza uno slogan. Uno solo, forse, “L’Aquila bella mé”,  il verso di una canzone popolare che davvero sembra poter unire tutti quanti, almeno per una notte.
A L’Aquila non c’erano solo aquilani. C’erano i volontari dei Vigili del fuoco, della protezione civile, dell’esercito e della Croce rossa. Perché la vita, il 6 aprile 2009, è cambiata anche per loro. L’Aquila e gli aquilani, e assieme a loro chi in questo anno è diventato amico e protettore, ieri sera si sono raccolti, in silenzio dopo la confusione e le proteste in consiglio comunale. In silenzio hanno percorso le poche vie aperte di una città ancora chiusa, vuota e ancora coperta di polvere. Hanno raggiunto tutti Piazza Duomo, anche se tutte quelle migliaia di persone in piazza non entravano. In silenzio hanno ascoltato il lungo elenco di chi non c’è più, nel ricordo e nel monito di essere ancora qui, nella speranza e nella convinzione di chiudere un cerchio per ricominciare a ricostruire.

In silenzio li hanno ricordati tutti quanti, a uno a uno i loro nomi, 308, scanditi al microfono in una Piazza Duomo piena, fredda e umida, pungente come solo la notte abruzzese riesce a essere. Gli aquilani con la fiaccola in una mano e l’altra serrata in un pugno, oppure con le dita intrecciate ad amici, famigliari, stretti attorno al ricordo, ieri sera, dopo un anno dalla tragedia che ha cambiato le vite di tutti. Di quelli che a L’Aquila ci vivevano, perché ci erano nati. Di quelli che erano qui per studiare, che hanno visto i loro compagni di università sparire sotto le macerie di un appartamento o di una stanza presa in affitto. C’erano i comitati. Quelli dei parenti delle vittime della casa dello studente, tenevano in alto i cartelli con le foto dei figli e dei fratelli, i sorrisi sereni sopra la folla, in basso il volto e lo sguardo persi nel vuoto di chi ancora non conosce il perché, ha chiesto e non ha avuto risposta.

C’erano i comitati, quelli che si sono organizzati per dire che si poteva fare di più, in questo anno, che si poteva fare meglio. E c’erano i cittadini, senza etichetta e senza uno slogan. Uno solo, forse, “L’Aquila bella mé”,  il verso di una canzone popolare che davvero sembra poter unire tutti quanti, almeno per una notte.A L’Aquila non c’erano solo aquilani. C’erano i volontari dei Vigili del fuoco, della protezione civile, dell’esercito e della Croce rossa. Perché la vita, il 6 aprile 2009, è cambiata anche per loro. L’Aquila e gli aquilani, e assieme a loro chi in questo anno è diventato amico e protettore, ieri sera si sono raccolti, in silenzio dopo la confusione e le proteste in consiglio comunale. In silenzio hanno percorso le poche vie aperte di una città ancora chiusa, vuota e ancora coperta di polvere. Hanno raggiunto tutti Piazza Duomo, anche se tutte quelle migliaia di persone in piazza non entravano. In silenzio hanno ascoltato il lungo elenco di chi non c’è più, nel ricordo e nel monito di essere ancora qui, nella speranza e nella convinzione di chiudere un cerchio per ricominciare a ricostruire.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in articolo, fotogallery, fotogallery, matteo marini, notizie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...