Albero di Natale per i ricercatori dell’Ispra da 14 giorni sul tetto

Sul tetto dell’Ispra spunta l’albero di Natale. I ricercatori dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale hanno deciso di addobbare un albero “riciclato” – ci tengono a precisare – e di ricreare l’atmosfera natalizia su quel tetto occupato ormai 14 giorni fa per tentare di salvare i loro posti di lavoro.

“Abbiamo fatto l’albero perché temiamo di rimanere qui fino a Natale – spiega Massimiliano Bottaro, uno dei ricercatori precari – il ministro Prestigiacomo doveva riferire in commissione Ambiente sul caso Ispra la scorsa settimana, invece si è presa una settimana di tempo. Ora c’è il vertice di Copenaghen quindi la discussione è rimandata ai prossimi giorni, una settimana prima della pausa natalizia, i tempi sono strettissimi…”

L’Ispra, infatti, che a Roma conta mille dipendenti distribuiti su tre sedi, tra gennaio e giugno ha licenziato circa 250 precari e si appresta a licenziarne altri 200, cioè quasi tutti i lavoratori giovani dell’ente.

“I contratti scadono tra dicembre e gennaio prossimo” spiega Michela Mannozzi, del coordinamento precari ISPRA dell’USI RdB Ricerca. Al 31 dicembre, quindi, salvo notizie dell’ultima ora, molti di loro saranno fuori “e rientrare nell’Istituto è difficilissimo” dice Bottaro.

Per questo dal 24 novembre scorso la protesta non si è preso un attimo di pausa. Sul tetto si alternano una cinquantina di ricercatori precari, ogni notte lassù dormono in 15. Rispetto ai primissimi giorni si sono attrezzati, hanno teli, tende, stufe. E una telecamera che li riprende 24 ore su 24 (visibile qui)

“Una nostra delegazione è stata ricevuta in commissione Ambiente al Senato, speriamo entro Natale di essere sentiti anche alla Camera” fanno sapere i ricercatori che al ministro Prestigiacomo chiedono “l’apertura di un tavolo di trattative serio per trovare una soluzione concreta e dignitosa a ricercatori, a scienziati che lavorano nello Stato e per lo Stato e che, attualmente, non vedono riconosciuto alcun diritto”.

Bottaro poi conclude: “Andiamo a Copenaghen solo per farci belli, la realtà è poi che, mentre tutti gli altri Paesi investono in questo settore, l’Italia nono solo non investe ma addirittura espelle il suo know-how in campo ambientale”.

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