Processo Radio Vaticana: reato prescritto

Antenne di Radio Vaticana. Foto di Matteo Marini

Antenne di Radio Vaticana. Foto di Matteo Marini

Ricordate lo scandalo Radio Vaticana scoppiato nel 2001? Dalle sue antenne alle porte di Roma la radio ufficiale della Santa Sede emetteva onde elettromagnetiche così potenti che i residenti di Cesano potevano sentire l’Ave Maria dai citofoni, telefoni fissi, televisori e lavandini. I comitati di quartiere sostenevano (e continuano a sostenere) che quelle radiazioni avessero provocato un’ondata di tumori e leucemie. Iniziarono così due processi, uno per “omicidio colposo plurimo”, ancora in fase preliminare (si attende una perizia epidemiologica che non arriva mai), l’altro per “getto pericoloso di cose”. Un reato che in genere si applica a chi lancia sassi alla gente per strada ma, di fatto, l’unico escamotage per portare due cardinali in aula. Anche se i due, in realtà, non sono mai comparsi di fronte al giudice. Oggi, il travagliatissimo caso giudiziario di Radio Vaticana si avvia verso la fine con un nulla di fatto. La corte di Appello di Roma ha infatti dichiarato la prescrizione del reato di “getto pericoloso di cose” per il cardinal Roberto Tucci, direttore della radio dal 1985 al 2001. Per l’altro ex dirigente della radio, il cardinale Pasquale Borgomeo morto nel luglio 2009, il reato è stato considerato – ovviamente – estinto.

Tucci dovrà risarcire i cittadini cesanesi che si erano costituiti parte civile con 4500 euro e 3000 a Legambiente, Cittadinanzattiva e Codacons. I suoi difensori, comunque, hanno già annunciato ricorso in Cassazione per ottenere una vittoria completa. La sentenza in Appello, infatti, non implica un’assoluzione ma solo la non procedibilità.

I cardinali Tucci e Borgomeo avevano già subìto una condanna simbolica a 10 giorni di carcere in primo grado nel maggio del

Altre antenne dell'impianto vicino Roma. Foto: M.M.

Altre antenne dell'impianto vicino Roma. Foto: M.M.

2005. Successivamente la corte d’Appello aveva assolto i due prelati, ma l’assoluzione era stata annullata dalla corte di Cassazione, che aveva rinviato tutta la pratica di nuovo al secondo grado di giudizio. Oggi la sentenza di prescrizione.

Alle prime udienze, ormai otto anni fa, le aule erano gremite di gente: cittadini di Cesano e Olgiata, giornalisti, curiosi. Alla sentenza del 14 ottobre 2009 di cittadino ce n’era uno solo: Augusto Rossi, il papà della piccola Flavia (ammalatasi di leucemia e poi guarita) e leader del comitato “Bambini senza onde”. I tempi biblici della giustizia sembrano aver sfiancato anche quelli che, una volta, erano i più agguerriti.

Per saperne di più:
Il comitato “Bambini senza onde”
Radio Vaticana si difende sul suo sito internet
Un articolo di Wired Usa sui pericoli delle antenne radio

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