Archivi del mese: ottobre 2009

Com’è morto Stefano Cucchi?

il cadavere di Stefano Cucchi dopo l'autopsia_4Stefano Cucchi è morto all’ospedale Sandro Pertini di Roma alle 6.20 di giovedì 22 ottobre. Il certificato di decesso parla di presunta morte naturale. Il suo corpo pelle e ossa da 37 kg racconta altro: profonde echimosi agli occhi, una contusione vicino alla mandibola, una schiena segnata. Immagini che oggi i genitori hanno deciso di consegnare alla stampa, durante una conferenza in Senato, organizzata insieme ai legali e a Luigi Manconi, presidente dell’associazione A buon diritto. “La necessità di avere giustizia ci ha spinto a diffondere quelle foto”, ha detto il padre Giuseppe, “e ci ha fatto mettere da parte la volontà che il nostro dolore restasse privato”.

Le immagini del cadavere martoriato di Stefano Cucchi: 1 2 3 4
(Attenzione, si tratta di immagini molto forti che potrebbero urtare la sensibilità) Continua a leggere

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Fondi, l’isola felice delle mafie

A poco meno di un’ora da Roma c’è un avamposto della ‘ndrangheta e della camorra. Si chiama Fondi, è una cittadina in provincia di Latina, basso Lazio. Secondo alcuni, Fondi è l’isola felice delle mafie. Si può fare tutto, perché tutto rimane impunito. Attraverso uomini di fiducia, i casalesi e i fratelli Tripodo (figli del boss della ndrangheta Mico) hanno pesantemente condizionato l’attività della giunta comunale, chiedendo e ottenendo delibere tagliate su misura. L’obiettivo, naturalmente, è quello di accumulare soldi. Con appalti e affari da milioni di euro. Un esempio: a Fondi c’è il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia. Il senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, spiega al microfono del Carattere cosa sta succedendo nella tranquilla Fondi. Continua a leggere

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Roma, i sindacati di base scendono in piazza

A Roma è stato un venerdì di protesta. Sono scese in piazza tutte e tre le sigle del sindacalismo di base: Cobas, Cub e Rdb che stanno lavorando ad un patto di unità contro la crisi. Presenti diversi comparti: i trasporti, la sanità, la scuola, la giustizia. C’era anche il coordinamento dei lavoratori immigrati. Ecco alcune immagini della manifestazione.

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Radio Vaticana, otto anni dopo


L’eco del caso Radio Vaticana va scemando, così come le interferenze nei citofoni e nei televisori nelle case di Cesano di Roma. Otto anni dopo rimangono i ricordi, ma anche qualcosa di più concreto. L’impressione di non aver ottenuto quanto s’era sperato allora. E qualche Ave Maria non richiesto nel tardo pomeriggio negli impianti wi-fi, quando le antenne della Santa Sede trasmettono verso l’altro capo del mondo.

Augusto Rossi e Maria Angelone sono stati i leader della protesta che nel 2001 coinvolse moltissimi cesanesi. Con il comitato “Bambini senza onde” arrivarono a manifestare fino a piazza San Pietro. Anche grazie alle loro pressioni e alle loro testimonianze, iniziò un serio monitoraggio delle emissioni e partirono due processi penali. Per uno dei due reati, quello di “getto pericoloso di cose”, il 14 ottobre 2009 è stata dichiarata la prescrizione. Il procedimento per “omicidio colposo plurimo” è ancora in fase preliminare. Si attende una perizia che non arriva mai. Ma se il signor Rossi e la signora Angelone mossero mari e monti, non fu solo per spirito civico. Nel 2001, infatti, la loro figlia si ammalò di leucemia a pochi mesi di vita. In ospedale, i genitori incontrarono altri due piccoli abitanti di Cesano. La diagnosi era la stessa. E nacque qualche sospetto.

In questa intervista, girata poche settimane prima della sentenza della corte d’Appello, i due coniugi raccontano la loro esperienza. Di quanto sia stato difficile farsi ascoltare dal Vaticano, ma soprattutto dallo Stato italiano.

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Processo Radio Vaticana: reato prescritto

Antenne di Radio Vaticana. Foto di Matteo Marini

Antenne di Radio Vaticana. Foto di Matteo Marini

Ricordate lo scandalo Radio Vaticana scoppiato nel 2001? Dalle sue antenne alle porte di Roma la radio ufficiale della Santa Sede emetteva onde elettromagnetiche così potenti che i residenti di Cesano potevano sentire l’Ave Maria dai citofoni, telefoni fissi, televisori e lavandini. I comitati di quartiere sostenevano (e continuano a sostenere) che quelle radiazioni avessero provocato un’ondata di tumori e leucemie. Iniziarono così due processi, uno per “omicidio colposo plurimo”, ancora in fase preliminare (si attende una perizia epidemiologica che non arriva mai), l’altro per “getto pericoloso di cose”. Un reato che in genere si applica a chi lancia sassi alla gente per strada ma, di fatto, l’unico escamotage per portare due cardinali in aula. Anche se i due, in realtà, non sono mai comparsi di fronte al giudice. Continua a leggere

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