Iran, l’imbarazzante investitura ufficiale

Gambe incrociate, uno di fianco all’altro. L’uomo del popolo, di nuovo alla guida dell’Iran, e il supremo leader, l’ayatollah Khamenei, che ha ufficialmente confermato quel 63% di preferenze dello scorso 12 giugno. Nonostante tutto.

“Gli iraniani hanno scelto la lotta contro l’arroganza mondiale e la povertà a favore della giustizia”, ha detto la massima autorità del paese, che ha così sancito la vittoria di Ahmadinejad, non senza qualche imbarazzo: quel tentativo del neorieletto presidente di baciargli la mano, finto col bacio sulla spalla, parla più delle dichiarazioni ufficiali. Khamenei si ritrae, non come nel 2005, quando le immagini dell’investitura avevano fatto il giro del mondo.

Solo parole di rito, nessun discorso, nessuna trasmissione in diretta tv; e sedie vuote, intorno: quelle degli ex presidenti Rafsanjani e Khatami, quelle degli sfidanti sconfitti, dal voto o dai brogli di due mesi fa, Moussavi e Karroubi.

Poi le parole di sfida di Ahmadinejad contro l’ intervento dei paesi stranieri, il 12 giugno scorso, che avrebbero foraggiato le proteste: “Avete commesso un’ingiustizia contro il popolo, e avete utilizzato male i vostri mezzi politici e finanziari”. Una dichiarazione che suggella la tesi già alimentata dalle agenzie ufficiali e dalla tv di stato, secondo cui i leader riformisti che avrebbero organizzato le manifestazioni, avrebbero agito su mandato straniero.

L’unica prova del “complotto” nelle deposizioni rilasciate proprio da alcuni dei detenuti, che tre giorni fa sono comparsi in un’aula del Tribunale rivoluzionario di Teheran. Senza avvocati, piegati dalla detenzione e dalle torture, messi al bando pubblicamente in una sorta di processo farsa, che però potrebbe avere per loro conseguenze molto pesanti.

Uno per tutti Ali Ahbtai, ex fedelissimo di Khatami, accusato di atti contrari alla sicurezza nazionale, ha dichiarato che contestare il voto fu solo un grande sbaglio. Un’ammissione di colpa estorta, secondo gli avvocati a cui non è stato concesso assistere all’udienza, e che potrebbe anche costargli la vita.

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