Una boccata d’ozono

Valle d'AostaAosta, quasi 40 mila abitanti in un piccolo agglomerato urbano in un fondovalle: clima continentale. Tutte località sopra i 500 metri dal livello del mare. Valle D’Aosta presa da esempio per parlare di un fenomeno prettamente estivo che può condizionare chi vive o passa il suo tempo in località come queste. L’aumento di ozono prodotto nei periodi di maggiore insolazione, nella stagione estiva.La Thuile, gioiello valdostano caro a chi ama gli sport invernali e decide di passare i suoi periodi di relax perso fra le montagne fra il Monte Bianco e il piccolo San Bernardo; Coùrmayeur, ultimo comune italiano, attraversato dalla Dora Baltea, diviso fra le sue due valli, location di set cinematografici.

Aosta, quasi 40 mila abitanti in un piccolo agglomerato urbano in un fondovalle: clima continentale. Tutte località sopra i 500 metri dal livello del mare. Valle D’Aosta presa da esempio per parlare di un fenomeno prettamente estivo che può condizionare chi vive o passa il suo tempo in località come queste. L’aumento di ozono prodotto nei periodi di maggiore insolazione, nella stagione estiva.

L’ozono è un gas irritante che colpisce le congiuntive e le mucose delle vie respiratorie superiori e inferiori, creando problemi alle fasce di popolazione più sensibili. La Valle D’Aosta viene monitorata quotidianamente da 13 stazioni di rilevamento che mandano i dati raccolti agli uffici dell’Arpa; qui vengono analizzati e inseriti in un unico database che permette di avere un quadro completo nel corso dei giorni.

Le brezze di valle, fiumi di aria che risalgono il fondo valle, portano spesso inquinanti dai centri urbani. Aosta nel nostro esempio ma anche il canton Ticino soffre la presenza di polveri sottili che arrivano direttamente da città come Torino. La presenza di giornate limpide, assolate, l’aggiunta di agenti inquinanti fissa nell’aria ozono. Qualità dell’area controllabile direttamente anche da internet dal portale lamiaaria.it che mette a disposizione i dati raccolti nei territori dall’Arpa.

Nell’arco di sette giorni, le zone della valle d’Aosta e del canton Ticino si colorano quasi sempre di giallo arancione: colore utilizzato per indicare qualità dell’area mediocre, insalubre per gruppi sensibili. “Non bisogna preoccuparsi” tiene a precisare Giovanni Agnesod, direttore dell’Arpa della Valle D’Aosta. “La formazione di ozono avviene in modo naturale nei territori come questo. Accade naturalmente l’estate e comunque in valle d’Aosta non esistono fonti inquinanti locali. Ciò che viene portato dalle masse d’aria ci arriva da altre località, è qualcosa di incontrollabile ma che rimane sotto osservazione e non deve destare allarme”.

Dunque Torino principale fucina di agenti inquinanti (la città è al sesto posto nella classifica nazionale negativa delle auto inquinanti) come anche l’autostrada Torino-Aosta fino al traforo del Monte Bianco che registra un’alta densità di traffico proveniente dal Piemonte. Poco sopra al livello di guardia lo sforamento di ozono ad Aosta; il valore si mantiene sui 127 µg/m3 dove il limite di guardia è di 120. “Purtroppo accade naturalmente, l’ozono si forma sotto l’effetto dei raggi solari” insistono dall’Arpa. Una situazione che non deve assolutamente preoccupare chi si trova nella zona o si sta per dirigere in Valle D’Aosta.

Monitorando tutti i dati raccolti dalle centraline presenti sul territorio si può facilmente constatare che non esiste quasi traccia di agenti inquinanti presenti in dosi preoccupanti. Anche nel centro della città in piazza Plouves, su un valore medio di otto ore, i livelli di ozono rimangono discreti mentre assolutamente nella norma i PM10, le polveri sottili i cui livelli di allerta non vengono mai superati e il biossido di zolfo 4µg/m3 valore molto basso se si pensa che la soglia di allarme scatta a 500 µg/m3.

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