Durante il G8, a luglio 2009, il sindaco di Villa Sant’Angelo aveva già pronto il piano per la “new town”. Un mese dopo gli operai avevano già posato le prime piattaforme dove sarebbero nate le case per gli sfollati di questo paesino, che ha pagato al sisma un prezzo altissimo: 17 morti e un centro storico da rifare.
Oggi, un anno dopo, le casette ci sono. E ci sono gia da un pezzo: “Il 24 ottobre abbiamo consegnato il primo lotto – dice il sindaco Pierluigi Biondi dal giardino della sua casetta in legno – il 5 dicembre eravamo tutti sistemati. Tutti e 230″. E gli altri? Sono tornati nella loro casa, classificata A o B, dove i lavori di ristrutturazione stanno per terminare. Dove possibile, sono stati ricreati gli stessi vicinati del vecchio paese. Insomma, a 20 chilometri da L’Aquila le promesse (“Tutti a casa prima di dicembre”) sono state rispettate in pieno. Per poco, poi, non veniva rispettata anche la prima promessa (“a settembre tutti fuori dalle tende”), poi rivelatasi troppo ottimistica e ritirata in fretta e furia dal Governo. Anche grazie a un po’ di flessibilità: “Per accelerare i tempi abbiamo anticipato i 14000 euro che avrebbe dovuto farci avere la Protezione Civile. Ora li stiamo riscuotendo pian piano”, spiega Biondi.
- Le casette di Villa Sant’Angelo
- Il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi
- Casette di legno a Villa Sant’Angelo
Una trovata, quella di anticipare i soldi necessari alla costruzione delle basi e degli allacci ad acqua, luce, gas e telefono, che non tutti i sindaci hanno avuto. Proprio questa, infatti, è una delle accuse che alcuni cittadini di Castelnuovo hanno fatto all’ex sindaco Costantini. Ma alzando lo sguardo dai giardini fioriti e da queste pareti che ancora odorano di legno appena tagliato, lo scenario è desolante. Quello di un paese che sembra sventrato da un bombardamento aereo, e che invece è collassato su se stesso in una manciata di secondi. Neanche in questa “oasi” è cominciato lo sgombero delle macerie (che ammontano a 40mila metri cubi), figurarsi la ricostruzione.
C’è però un progetto di massima su come la ricostruzione dovrebbe procedere. Un percorso a cerchi concentrici. Si comincia dalle strade più importanti: metterle in sicurezza per consentire il passaggio ai mezzi che dovranno liberare il centro dalla zavorra delle macerie; poi verrà il turno delle case meno danneggiate che appartengono comunque al centro storico. Infine la parte più dura: la demolizione e la ricostruzione dell’area maggiormente devastata. I progetti verranno realizzati insieme alle università di Roma Tre, di Genova, di Siracusa e il Cnr. Un percorso graduale che dà ai cittadini l’idea di un paese che vive. Che vuole vivere.
Un paese che, pero, è caduto nell’oblio quasi subito dopo il terremoto. Nonostante i morti e nonostante i danni. Oggi, 6 aprile 2010, giornalisti da tutto il mondo sono tornati in Abruzzo. Nessuno, pero, ha trovato il tempo di percorrere qualche chilometro in più per dare un’occhiata a come procede la vita in questi piccoli borghi sconvolti.
Capelli corti, pizzetto e occhiali da vista, il sindaco Biondi (assonnato dopo le celebrazioni della notte per l ‘anniversario del terremoto) non si dà pace: “Per tutti, il terremoto si è fermato a Onna, proprio come Cristo a Eboli”.




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Al Sig. Sindaco di Villa Sant’Angelo,
conosco molto bene questo Borgo meraviglioso poichè venni in vacanza alcuni anni fa a Pasqua ed in estate da dei parenti che abitavano in Via dei Filomusi Guelfi a L’Aquila ed avevano un piccolo appartamento a Villa Sant’Angelo dove soggiornai con la mia famiglia.Ricordo il fiume Athernum che scorre più giù,le Grotte di Stiffe stupende,San Demetrio nei Vestini,il lago di Sinizzo….sono innamorato di questi posti stupendi che sono stati martoriati dal terremoto del 6 Aprile 2009 ho pianto vedendo le macerie,pensando ai 17 morti.
Pensate che l’appartamento che era vicino a Via dei Longobardi fu venduto qualche anno fa e i nuovi inquilini marito e moglie sono morti sotto le macerie.
Il mio desiderio è ritornare Sig. Sindaco Biondi augurandomi che Villa Sant’Angelo non venga dimenticata soprattutto da Cristo e dai veri cristiani.
Un abbraccio,
Arturo Ponzin