Prize4Life, Inc. (P4L) arriva per la prima volta in Italia e lo fa organizzando una serata proprio a Roma. L’associazione è stata fondata nel 2006 da tre studenti della Harvard Business School e in soli quattro anni ha ottenuto donazioni per 4 milioni e 300mila dollari (come è possibile vedere dal bilancio pubblicato sul sito al 31 dicembre 2008).
Dietro P4L che nasce negli Stati Uniti con una sede a Boston e sette dipendenti che vi lavorano a tempo pieno ci sono importanti sostenitori: fra questi Michael Bloomberg, sindaco di New York, Sotherby’s, la più antica casa d’aste internazionale del mondo, Bristol-Myers Squibb, azienda biopharm leader nella ricerca di farmaci per malattie gravi, quotata alla borsa di New York, e Vetex Pharma. Leggi l’articolo completo →
Amina ha comprato due biglietti aerei dal Marocco all’Italia ai suoi due figli. Sola andata. Così ha trasformato in realtà il sogno del ricongiungimento familiare. Rosanna sta aprendo un negozio di prodotti biologici a Gioia Tauro. Per necessità: il marito, che lavorava nel porto calabrese, è stato licenziato e ci sono tre figli da mantenere. I nomi sono di fantasia, le storie sono autentiche. Amina e Rosanna si sono rivolte al microcredito perché appartengono al popolo dei “non bancabili”: non offrono abbastanza garanzie per ottenere prestiti da una banca tradizionale.
Si sono ribellati perché alternative non ce n’erano. Dopo tre mesi senza stipendio, costretti a mendicare dal datore di lavoro 50 euro per far fronte alle necessità spicciole di ogni giorno, hanno detto basta. Quattro hotel della costa romagnola sono finiti in prima pagina sui giornali locali dopo che i dipendenti hanno dato vita a scioperi, manifestazioni e presidi. Episodi che istituzioni e rappresentanti di categoria definiscono “isolati” e di grave danno di immagine per la Riviera, ma che in realtà sono la punta di un iceberg. Fatto di lavoro nero o grigio, spesso sottopagato, non solo negli hotel ma anche in ristoranti, stabilimenti balneari ed esercizi commerciali. Ingranaggi di un sistema che promette vacanze a prezzi irrisori a scapito però della qualità e dei diritti dei lavoratori.
L’hotel Mosè di Torre Pedrera (frazione nord del comune di Rimini) è solo l’ultimo esempio. A metà agosto una decina di dipendenti dell’albergo, tutti stranieri, si sono presentati negli uffici della Cgil di Rimini perché non avevano ricevuto un soldo di stipendio da giugno. Salari magri, quasi da fame: 800-1.000 euro al mese per lavorare 12 o anche 14 ore al giorno. Senza giorno di riposo, senza straordinari pagati né rimborso delle ferie non godute. Assieme alla Filcams e all’associazione Rumori sinistri di Rimini, gli stagionali hanno organizzato presidi con striscioni e megafono. Gli slogan urlati contro le vetrate a specchio dell’hotel però rimbalzavano e tornavano indietro. Le trattative portate avanti da segretario della Filcams, Mauro Rossi, sono andate in fumo il secondo giorno, dopo lo scaricabarile tra società di gestione e tour operator. La tensione ha schiacciato fino alle lacrime Serigne, senegalese tuttofare; Oleg, moldavo cameriere di sala; Mitka, 19 anni, studentessa e cameriera, e le altre cameriere romene ai piani, come Loredana e Michaela. Leggi l’articolo completo →
I ragazzi italiani sono, in materia di educazione al sesso, i più ignoranti d’Europa. I dati forniti dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia dimostrano che quasi il 65 per cento dei teenager del paese ha una conoscenza pressoché nebulosa della materia. La responsabilità di questa visione confusa sarebbe dei media, in particolare della televisione, alla quale più di 300 mila nostri adolescenti affidano la propria istruzione all’amore.
Un ragazzo su dieci in sostanza crede ciecamente nel modello sessuale proposto dalla tv. Secondo uno studio della rivista di riferimento dei pediatri statunitensi, Pediatrix, la visione di comportamenti troppo espliciti attraverso il piccolo schermo comporterebbe un abbassamento dell’età media del primo rapporto amoroso. Dallo studio Sigo emerge come il 61 per cento delle ragazze e il 39 per cento dei ragazzi italiani rimpiangano di aver fatto sesso troppo presto o in condizioni poco piacevoli. Una teenager su tre inoltre ha avuto il primo rapporto senza alcuna precauzione.
Il risultato? Aumento drammatico delle malattie sessualmente trasmesse (clamidia, sifililide, gonorrea e Aids), altissimi tassi di gravidanze interrotte e più di 10 mila nascite all’anno nelle teenager del paese.
Giovani italiani fanalino di coda europeo anche in fatto di contraccezione: il 27 per cento degli under 19 non li utilizza. Di questi la metà non se ne serve volontariamente, il 38 per cento non ne conosce l’utilizzo, mentre il 9 per cento li adopera in maniera errata.
Oggi alcuni di loro si sono dati appuntamento sotto il cavallo della Rai di viale Mazzini per ricordare, ancora una volta, al direttore del TG1 Augusto Minzolini, che il termine prescrizione non è il sinonimo di assoluzione. Ricorderete la vicenda nata dal caso Mills: durante il servizio del telegiornale di Rai1 era stata data la notizia della assoluzione dell’avvocato inglese, quindi innocente e non perseguibile per il reato di corruzione. Realtà ben diversa visto che il reato è stato prescritto.
Per tutta la mattina alcune decine di cittadini hanno srotolato uno striscione e hanno urlato slogan proprio verso le finestre di Minzolini.
Blitz anche a Milano, davanti alla sede regionale della Rai in corso Sempione, e a Londra, davanti alla sede della Bbc
Nel 2009 la comunità gay di Roma è stata presa di mira da una serie di attacchi omofobi. Quali sono le paure e le speranze di gay e lesbiche della capitale? Come reagiscono di fronte a una città che sembra volerli mettere all’angolo? Nel video di Federico Formica e Pasquale Filippone parlano Dino, il ragazzo accoltellato fuori dal gay Village da “svastichella”, Fabrizio Marrazzo e Andrea Berardicurti, esponenti, rispettivamente, di Arcigay Roma e del Circolo Mario Mieli; Vladimir Luxuria, ex deputato e transgender, e Paola Concia, deputato Pd e autrice della proposta di legge anti-omofobia, poi affossata dalla Camera.
I richiami del presidente del Consiglio comunale non sortiscono alcun effetto. Quando al microfono la vice presidente del Consiglio comunale, Antonella Santilli, comincia a leggere la lettera di Silvio Berlusconi partono i fischi, gli insulti. Le urla di rabbia superano in volume la voce che esce dalle casse sotto il tendone in piazza Duomo.
I rintocchi della campana scandivano a uno a uno 40 nomi. Poi l’accensione di un cero, tenuto in mano dai famigliari di ogni vittima. Quasi una preghiera, cadenzata e infinita come la processione che poco dopo è partita per le vie del borgo devastato. Tra le macerie 14 tappe, una via crucis, ripetuta dopo quella del venerdì santo. Questa volta per ricordare chi è rimasto sepolto tra quelle travi spezzate e quelle pareti ridotte a poco più che polvere.
Onna ha ricordato così i suoi morti, un anno dopo: il 6 aprile alle 3 e 32. Fabio, 21 anni che faceva l’agricoltore assieme allo zio Gianni, e che sognava di entrare nella Forestale. Dora, detta la postina, una vita all’ufficio della piccola frazione. Berardino, detto il sindaco di Onna, per il suo impegno instancabile speso alla Pro loco. E poi Maria Paola e Domenico, Elisa, Stefania…. Leggi l’articolo completo →
Durante il G8, a luglio 2009, il sindaco di Villa Sant’Angelo aveva già pronto il piano per la “new town”. Un mese dopo gli operai avevano già posato le prime piattaforme dove sarebbero nate le case per gli sfollati di questo paesino, che ha pagato al sisma un prezzo altissimo: 17 morti e un centro storico da rifare.
Oggi, un anno dopo, le casette ci sono. E ci sono gia da un pezzo: “Il 24 ottobre abbiamo consegnato il primo lotto – dice il sindaco Pierluigi Biondi dal giardino della sua casetta in legno – il 5 dicembre eravamo tutti sistemati. Tutti e 230″. E gli altri? Sono tornati nella loro casa, classificata A o B, dove i lavori di ristrutturazione stanno per terminare. Dove possibile, sono stati ricreati gli stessi vicinati del vecchio paese. Insomma, a 20 chilometri da L’Aquila le promesse (“Tutti a casa prima di dicembre”) sono state rispettate in pieno. Per poco, poi, non veniva rispettata anche la prima promessa (“a settembre tutti fuori dalle tende”), poi rivelatasi troppo ottimistica e ritirata in fretta e furia dal Governo. Anche grazie a un po’ di flessibilità: “Per accelerare i tempi abbiamo anticipato i 14000 euro che avrebbe dovuto farci avere la Protezione Civile. Ora li stiamo riscuotendo pian piano”, spiega Biondi.
Castelnuovo è una delle frazioni più devastate dal sisma di un anno fa. Qui morirono cinque persone. Quasi tutto il patrimonio edilizio è distrutto o seriamente danneggiato. Le case classificate con lettera “E” la grande maggioranza. I castelnovesi sono entrati nelle casette di legno appena una settimana fa, molti stanno entrando nei moduli abitativi proprio oggi, in concomitanza con le celebrazioni dell’anniversario del 6 aprile 2009.
In primo piano: le nuove case. Sullo sfondo: la vecchia Castelnuovo diroccata
La lapide commemorativa delle 5 vittime di Castelnuovo
La cerimonia in ricordo delle 5 vittime castelnovesi
Le casette in legno appena consegnate ai cittadini
Tutto il paese è considerato “zona rossa”
L’ingresso al paesino di Castelnuovo
Un ritardo che l’ex sindaco Gianni Costantini motiva così: “Abbiamo avuto difficoltà tecniche enormi, basti pensare che per far posto alle casette abbiamo dovuto sbancare un’intera collina”. Alcuni cittadini storcono il naso e pensano che qualcosa in più potesse essere fatto. Anticipare il denaro necessario, ad esempio, invece di restare fermi in attesa dei finanziamenti. “Gli altri comuni del cratere non navigano nell’oro, eppure hanno agito in maniera più rapida di noi. Perché?”. Leggi l’articolo completo →